Amministratore di sistema: una maggior condivisione rende più vulnerabile il patrimonio aziendale

Dall’esercizio commerciale più piccolo alla grande impresa, tutte le aziende si stanno aprendo alle potenzialità della rete, sia essa globale come internet, sia locale, come potrebbe essere una Lan: il comparto dell’Information and Communication Technology si fa, così, sempre più vasto ed articolato, affiancando i lavoratori nell’intero processo produttivo, aprendo la possibilità di un progetto operativo partecipato e rendendo la comunicazione maggiormente agevole e veloce. Amministrare in modo saggio ed oculato tali potenzialità è una priorità indispensabile, dal momento che maggior condivisione comporta inesorabilmente un aumento dei rischi connessi al cyber crime.

Di cosa si occupa l’amministratore di sistema

Figura centrale per ogni azienda è l’amministratore di sistema: deputato alla cura della rete ICT, su questa mansione grava una enorme responsabilità. È suo compito, infatti, la gestione ed il monitoraggio degli accessi alla rete, ma anche attuare delle strategie per impedire violazioni alla banca dati da parte di hackers e prevenire attacchi criminali che potrebbero sottrarre, ad esempio, i contatti dei fornitori o della clientela e trattarli in modo non conforme alle finalità proposte in fase di raccolta. In una parola, è dell’amministratore di sistema l’onere di conservare e proteggere i dati contenuti nei computer e negli altri devices utilizzati entro la rete dell’azienda.

Una figura aziendale oggetto di una precisa normativa

Le competenze dell’amministratore di sistema sono state oggetto, in passato, di diversi interventi del Garante della Privacy che, integrando il decreto legislativo 196/2003, nel novembre del 2008 ha introdotto l’obbligo di tracciare e conservare gli access log per almeno sei mesi e, al contempo verificare periodicamente le attività condotte: tale provvedimento ha lo scopo di rendere facilmente individuabile ogni accesso alla rete nel caso si verificassero eventuali violazioni. I rapporti, a cadenza annuale, devono essere animati dai criteri di completezza, integrità ed inalterabilità. La Comunità Europea è recentemente intervenuta con il Regolamento 2016/679 che è stato approvato il 14 aprile 2016 e come termine ultimo dovrà essere recepito entro il 25 maggio 2018.

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